Villa di Poppea
Negli anni della Roma imperiale Oplonti doveva essere quello che Portofino e Capri sono per noi oggi. Un richiamo per vip e nobili. Ma l'eruzione del vulcano (la stessa che nel 79 d.C. seppellì Ercolano e Pompei) ha cancellato le sue tracce e il suo nome è stato dimenticato per essere trasformato in quello di Torre Annunziata. Eppure Oplonti, ormai stretta tra i condomini, è ancora lì, bella e dimenticata. E a chi la visita suggerisce come doveva essere quando ospitava la Roma bene. Tra i suoi frequentatori annoverava infatti anche Poppea, la moglie di Nerone.
Oggi gli scavi hanno portato alla luce quella che gli studiosi ritengono fosse la sua villa. Un complesso residenziale, dove ambienti di uso comune si alternano a saloni destinati a ospitare feste e banchetti. Le pareti delle stanze, inoltre, conservano le tracce di affreschi con scene di bagnanti, maschere, uccelli e cesti di fiori e frutta, tutto in un' esplosione di fantasia, colori e lusso.
Quale proprietaria della villa si è ipotizzata Poppea Sabina, seconda moglie di Nerone, in base a varie prove storiche: un'iscrizione dipinta su di un'anfora: (SE)CUNDO POPPEAE e cioè: a Secondo (liberto) di Poppea. L'anfora aveva infatti come destinatario Secundus, forse il liberto-procuratore di Poppea; un'altra prova si é avuta quando fu trovato un piatto in terracotta, sempre dell'amministratore Secondo, sul cui fondo si legge il graffito:SECUN (DI); un'altra conferma dell'appartenenza della villa a Poppea ci è pervenuta attraverso un bollo su di un "dolium" con la legenda: C ARRIANI (A)MPHIONIS.
Poppea Sabina era proprietaria di una fabbrica di laterizi : in un documento di Ercolano, infatti vi è scritto: IN POMPEIANO IN FIGLINIS ARRIANIS POPPEAE AUG(USTAE) cioè: "Nel territorio di Pompei nelle fabbriche di laterizi Arriane di Poppea".; un altro graffito, sulla parete di un ambulacro restaurato dopo il terremoto del 62 d.C. dice quanto segue: MNESTEI BERYLLOS cioè: "Si ricordi Berillos. Secondo Flavio Giuseppe (Ant.XX,182-184) sì sa che un Beryllos fu maestro e segretario di Nerone e sollecitò un'azione contro i Giudei negli anni tra il 60 ed il 62.
Al contrario, Poppea, divenuta imperatrice svolge azione politica a favore degli Ebrei tanto che aderì all'idea monoteistica e fece pratiche religiose tali da meritare l'appellativo: "donna timorosa di Dio"'.
Il toponimo Oplontis, mai citato da alcuna fonte antica, lo si ritrova solo sulla Tabula Peutingeriana una sorta di mappa stradale il cui originale sembra risalire al III-IV secolo d.C. La Tabula identifica la Campania Felix con il tracciato che collegava, tra l' altro, Neapolis, Herculaneum, Oplontis, Pompei a Nuceria; Oplontis è contraddistinta da un simbolo particolare: un casolare che simboleggi località termali in accordo con i primi e fugaci rinvenimenti archeologici effettuati dai Borboni.
Oplontis nella posizione in cui è segnata sulla Tabula rispetto ad Ercolano a Pompei, consente di ubicarla proprio in corrispondenza dell'attuale Torre Annunziata. Inoltre si deduce dalla Tabula che le acque del mare si sono arretrate da 500 a 1500 metri. Secondo recenti studi, il simbolo succitato della terma è stato accostato allo schema di villa, spostando quindi il carattere di Oplontis da località termale a località di ville residenziali sorte nel suburbio di Pompei secondo una moda diffusasi nel I sec.a.C. Dalla Tabula, ancora, si evince che da Oplontis, mediante biforcazione si poteva proseguire per Pompei dal lato nord, e per Stabiae per la via litoranea a sud.
Potrebbe essere proprio questa località parte di quella zona che Petronio denominò nel suo Satyricon "Orti Pompeiani". Ad oriente di Oplontis c'erano installati i vasti bacini di evaporazione del sale. Ad occidente del "Pagus saliniensis" ci sarebbe stato il porto-emporio (Strabone) dove un corpo di doganali e amministratori (conventus) esercitava il controllo sull'esportazione del sale.



L'area archeologica nella quale è stato possibile fin ora operare, non riguarda la zona delle antiche terme, ma un vasto quadrilatero nel fondo detto "Mascatelle'" in pieno centro cittadino dove è stato riportato alla luce il grandioso complesso della Villa di Poppea. Questa villa, esplorata in minima parte in età borbonica a mezzo cunicoli di cui sono ancora ben chiare le tracce, diventa area demaniale dello Stato per opera di A.Maturi e comincia ad essere sistematicamente scavata nel 1964.
Lo scavo, proseguito senza interruzioni fino al 1984, ha messo in luce il grande complesso suburbano che è riemerso da una coltre terrosa di circa 6 metri, di cui 2 metri di lapilli e sabbia vulcanica risalenti all'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.,ed altri 4 metri dì conglomerati fangosi e strati vegetali. Esso è scavato solo in parte sia per la presenza del Canale del Sarno che ne ostruisce la parte sud, sia per la "strada dei Sepolcri" e dello Spolettificio a ovest.

In questa sontuosa villa si riconoscono due fasi edilizie:

La prima, risalente alla metà del I sec.a.C., composta da due nuclei simmetricamente opposti ai lati dell'asse centrale (atrio, viridario ed un grande ambiente di soggiorno prospiciente l'ampio giardino posteriore);
la seconda fase edilizia, si ha quando a questo primo impianto est viene aggiunto, in età Claudia, un maestoso quartiere residenziale con ampie zone aperte o destinate a giardino. A questo grande complesso fa coronamento l'apparato decorativo, pittorico e scultoreo. Le pitture, particolarmente quelle di II stile, che non hanno nulla da invidiare a quelle di Fanno, Sìnistore e Boscoreale, sono da tutti considerate fra le migliori pervenuteci dal mondo romano; esse sono in ottimo stato dì conservazione e si possono ammirare in sito.

La decorazione scultorea di 45 pezzi rappresenta il più importante arredo di statue trovate in una villa romana, dopo quello della Villa dei Papiri di Ercolano; si tratta dì quasi tutte copie da originali greci messe ad ornamento dei giardini e della piscina. Alcuni ritrovamenti significativi: Due coppie di centauri e centauresse; simplegma di Satìro ed Ermafrodito; un grande cratere neoattico con scene di danze; statua di un Efebo con clamide; due statue di Nike (dea della vittoria); statuina di Afrodite; statua di fanciullo con oca (copia da originale greco attribuito a Boethos); due erme di Eracle; testa-ritratto di donna (presunta Poppea); testa-ritratto di fanciullo (presunto Nerone bambino); testa di fanciullo con corona di fiori; capitelli corinzi; una meridiana; una magnifica Hidria in bronzo.
Inoltre c'è del miele solidificato, legni di travi, resti di uva. I muri conservano intatto il "rosso Pompeiano".
Il fatto che questo materiale é stato trovato depositato e quindi non messo in opera, e l 'assenza delle suppellettili necessarie alla vita quotidiana lascia supporre che la villa al momento dell' eruzione del 79d. C. era disabitata ed erano in corso lavori di ristrutturazione e ampliamento per i danni subiti dal disastroso terremoto del febbraio 62 d.C. che aveva scosso il territorio campano (Seneca,Nat.Quaest.VI,I 1,2).

BIBLIOGRAFIA ATTINENTE:
Domus. Pittura e architettura d'illusione nella casa romana
La casa romana nella storia della città dalle origini dell'ottocento
Architettura romana. Tecniche costruttive e forme architettoniche del mondo romano.
Tecnica costruttiva romana.